Asta scozzese di catene di schiavitù a Zanzibar: la controversia del profitto dalla sofferenza
Antichi oggetti di vendita: catene legate alla schiavitù a Zanzibar
Un’asta di antiquariato in Scozia, che prevede la vendita di catene di ferro collegate alla schiavitù di persone africane a Zanzibar, è stata criticata per “profittare dalla schiavitù”.
Il membro del Parlamento del Partito Laburista Bell Ribeiro‑Addy ha dichiarato che trattare questi oggetti come pezzi da collezione “dovrebbe essere visto con orrore”.

Le catene, risalenti al periodo in cui il commercio di schiavi era dominato dagli Omani e dagli arabi nell’estremo estremo dell’Africa, sono state vendute in una delle aste più importanti del settore. Il commercio di schiavi a Zanzibar si è concluso alla fine del XIX secolo, dopo la resistenza africana e la pressione britannica.
Fonti
Fonte: The Guardian
Approfondimento
Le catene in questione sono state recuperate da siti archeologici a Zanzibar e rappresentano un periodo storico in cui la regione era un nodo cruciale del commercio transatlantico di schiavi. L’evento di vendita si svolgerà questo fine settimana in Scozia, attirando collezionisti e storici.
Dati principali
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Tipo di oggetto | Catene di ferro (neck shackles) |
| Periodo storico | Fine XIX secolo (commercio di schiavi a Zanzibar) |
| Origine geografica | Zanzibar, Tanzania |
| Luogo di vendita | Scotland, Regno Unito |
| Data dell’asta | Fine settimana 2026 |
| Reazione politica | MP Bell Ribeiro‑Addy: “dovrebbe essere visto con orrore” |
Possibili Conseguenze
La vendita di oggetti con legami storici alla schiavitù può generare controversie legali e reputazionali per i venditori e per i collezionisti. Potrebbe anche influenzare le politiche di conservazione del patrimonio culturale e la sensibilizzazione pubblica sul tema della schiavitù.
Opinione
Le opinioni variano: alcuni ritengono che la conservazione e la mostra di tali oggetti sia importante per la memoria storica, mentre altri sostengono che la loro commercializzazione sia inappropriata e sfruttatrice.
Analisi Critica (dei Fatti)
La cronologia conferma che le catene sono state prodotte durante il periodo del commercio di schiavi a Zanzibar, dominato da potenze arabi‑omani. La fine del commercio è storicamente attestata dalla resistenza locale e dall’intervento britannico. La critica principale riguarda la commercializzazione di oggetti che rappresentano sofferenza umana.
Relazioni (con altri fatti)
Questo caso si inserisce in un più ampio dibattito su come trattare gli artefatti legati alla schiavitù, similmente a discussioni su monumenti coloniali e musei che ospitano reperti provenienti da contesti coloniali.
Contesto (oggettivo)
Il commercio di schiavi a Zanzibar era parte di una rete più ampia che collegava l’Africa, il Medio Oriente e l’Europa. La fine del XIX secolo vide la riduzione di questo commercio grazie a pressioni internazionali e a movimenti di liberazione locale.
Domande Frequenti
1. Che cosa sono le catene di ferro vendute all’asta? Sono catene di ferro, chiamate “neck shackles”, che erano usate per legare schiavi durante il commercio a Zanzibar.
2. Perché l’asta è stata criticata? È stata criticata perché alcuni ritengono che la commercializzazione di oggetti legati alla schiavitù sia una forma di “profittare dalla schiavitù”.
3. Dove si svolgerà l’asta? L’asta si terrà in Scozia, Regno Unito, durante il fine settimana del 2026.
4. Chi ha espresso preoccupazione per l’evento? Il membro del Parlamento del Partito Laburista Bell Ribeiro‑Addy ha espresso la sua preoccupazione, affermando che trattare questi oggetti come collezioni dovrebbe essere visto con orrore.
5. Qual è il periodo storico delle catene? Le catene risalgono al periodo del commercio di schiavi a Zanzibar, dominato dagli Omani e dagli arabi, che si concluse alla fine del XIX secolo.
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