Silence and Cry: un balletto somnambulante che narra la storia politica ungherese

Silence and Cry – recensione del film di Miklós Jancsó (1968)

Il film “Silence and Cry” (1968) di Miklós Jancsó è stato descritto come un “balletto somnambulante” che fonde elementi di psicodramma con una rappresentazione implicita della storia politica ungherese e del contesto sovietico postbellico. La pellicola si svolge su una vasta pianura ungherese, dove i personaggi si muovono come se fossero su un enorme palcoscenico, con una cinematografia caratterizzata da lunghe riprese in movimento fluido.

Fonti

Fonte: The Guardian – “Silence and Cry review – deeply strange 1960s erotic ballet meditating on Hungary’s history and politics”

Silence and Cry: un balletto somnambulante che narra la storia politica ungherese

Approfondimento

Il film è stato realizzato in un periodo di forte controllo culturale in Ungheria, ma Jancsó ha scelto di trattare la caduta della Repubblica Sovietica ungherese del 1919 in modo implicito, evitando una rappresentazione esplicita della violenza. La pellicola è stata interpretata come una meditazione sull’orrore della brutalità anti-comunista e sul trauma psicologico che essa ha lasciato, con un tocco di erotismo che conferisce al racconto un tono quasi surreale.

Dati principali

Caratteristica Dettaglio
Titolo originale Silence and Cry
Regista Miklós Jancsó
Anno di uscita 1968
Genere Psicodramma, erotico, storico
Durata circa 90 minuti
Lingua Ungherese
Location principale Pianura ungherese

Possibili Conseguenze

Il film ha avuto un impatto significativo sul cinema ungherese, contribuendo a definire uno stile visivo distintivo caratterizzato da lunghe riprese e movimenti di camera fluidi. La sua rappresentazione implicita della violenza ha stimolato discussioni sul ruolo della memoria storica nei media e sul modo in cui le narrazioni politiche possono essere trasmesse attraverso l’arte.

Opinione

La recensione originale sottolinea la natura “profondamente strana” del film, evidenziando la sua capacità di fondere elementi erotici con una critica implicita della brutalità politica. L’autore del testo descrive la pellicola come un “balletto somnambulante” che trasmette un senso di distacco e di sospensione temporale.

Analisi Critica (dei Fatti)

La pellicola utilizza una scenografia minimalista: la pianura ungherese, un vento costante e una luce uniforme. La cinematografia di Jancsó è caratterizzata da movimenti di camera lenti e continui, che permettono di osservare i personaggi in un flusso continuo di azione. La scelta di non mostrare direttamente la violenza, ma di suggerirla attraverso la composizione e la narrazione, è coerente con le restrizioni culturali dell’epoca.

Relazioni (con altri fatti)

Il film si inserisce nella produzione di Jancsó, noto per opere come “The Red and the White” (1967) e “The Red Countess” (1970), che condividono temi di critica politica e di uso innovativo della camera. La rappresentazione della pianura ungherese richiama anche la tradizione cinematografica europea del “film di guerra” e del “film storico” degli anni ’60.

Contesto (oggettivo)

Nel 1968, l’Ungheria era sotto il regime comunista, ma il periodo di “Rivoluzione del 1956” aveva lasciato un segno profondo nella cultura e nella politica. Il cinema ungherese era in fase di “Rivoluzione culturale” e cercava di trovare modi sottili per esprimere critiche politiche. Jancsó, con la sua tecnica di lunghe riprese e di movimenti di camera fluidi, riuscì a creare opere che sfuggivano alla censura, ma che allo stesso tempo trasmettevano un messaggio politico implicito.

Domande Frequenti

  • Qual è il tema principale di “Silence and Cry”? Il film esplora il trauma psicologico derivato dalla violenza anti-comunista del 1919, presentandolo in modo implicito e con elementi erotici.
  • In che modo la cinematografia di Jancsó differisce dalle altre pellicole dell’epoca? Jancsó utilizza lunghe riprese in movimento fluido, evitando tagli bruschi e creando un senso di continuità e sospensione.
  • Qual è l’importanza storica della pianura ungherese nel film? La pianura funge da palcoscenico universale, simbolo di vastità e di distanza, che enfatizza la distanza emotiva e temporale tra i personaggi e gli eventi storici.
  • Il film è stato censurato? Non ci sono riferimenti a una censura diretta, ma la scelta di trattare la violenza in modo implicito è coerente con le restrizioni culturali dell’epoca.
  • Qual è la relazione tra “Silence and Cry” e le opere successive di Jancsó? Il film è parte di una serie di opere che condividono temi di critica politica e tecniche cinematografiche innovative, come “The Red and the White” e “The Red Countess”.

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