Mary Magdalene in ecstasy di Artemisia Gentileschi: nuova opera in mostra gratuita a Washington
Mary Magdalene di Artemisia Gentileschi: una rappresentazione vivace
Fonti
Articolo originale pubblicato su The Guardian.
Approfondimento
La pittura “Mary Magdalene in ecstasy” è stata realizzata da Artemisia Gentileschi nei primi anni del 1620. L’opera è stata recentemente acquisita dalla National Gallery of Art di Washington, DC, dove sarà esposta gratuitamente a partire dal 24 febbraio. La rappresentazione mostra la santa con il volto chiuso, ma vigile, in uno stato di estasi. Il suo viso è illuminato da una fiamma intensa, mentre i suoi capelli dorati e le labbra rosse brillano. Indossa una camicia di seta con ricami di pizzo che scivola sul braccio destro, esponendo la pelle chiara, e un tessuto pesante di colore giallo e viola. La scena è quasi solitaria, come se la figura fosse immersa in un momento di sublimità e libertà, senza consapevolezza della presenza dello spettatore.

Dati principali
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Artista | Artemisia Gentileschi |
| Anno di realizzazione | Primi anni del 1620 |
| Luogo di esposizione | National Gallery of Art, Washington, DC |
| Data di apertura al pubblico | 24 febbraio 2026 |
| Prezzo di ingresso | Gratuito |
| Prima acquisizione Gentileschi | Sì |
| Descrizione della figura | Mary Magdalene in ecstasy, non pentita né soffrente |
Possibili Conseguenze
La mostra di questa opera può influenzare la percezione pubblica di Mary Magdalene, evidenziando una visione più complessa e meno giudicante della figura biblica. Inoltre, la presenza di un’opera di Artemisia Gentileschi nella collezione della National Gallery of Art può stimolare un interesse maggiore verso le artiste barocche italiane e promuovere la discussione sul ruolo delle donne nell’arte.
Opinione
Secondo la curatrice Letizia Treves, la pittura mostra la santa “neither repentant nor suffering”, offrendo una prospettiva diversa rispetto alle rappresentazioni tradizionali.
Analisi Critica (dei Fatti)
L’opera è documentata come realizzata nei primi anni del 1620 da Artemisia Gentileschi, artista barocca nota per le sue raffigurazioni di donne mitologiche e bibliche con forza e dignità. La descrizione dell’immagine è coerente con le fonti disponibili: la figura è in stato di estasi, con dettagli visivi come capelli dorati, labbra rosse e un’illuminazione focalizzata. La National Gallery of Art ha confermato l’acquisizione e la data di apertura al pubblico. Non vi sono discrepanze tra le informazioni fornite e le fonti citate.
Relazioni (con altri fatti)
La rappresentazione di Mary Magdalene in questa opera si distingue dalle versioni più comuni che la mostrano pentita o in stato di sofferenza. Altri dipinti di Artemisia Gentileschi, come “Judith e Holofernes”, evidenziano la sua tendenza a presentare donne in posizioni di potere e autonomia. La scelta di mostrare la santa in un momento di estasi è in linea con la sua interpretazione più umana e meno moralistica delle figure bibliche.
Contesto (oggettivo)
Nel contesto storico, il 1620 era un periodo di grande fermento artistico in Italia, con il barocco che enfatizzava il dramma e l’emotività. Artemisia Gentileschi, una delle poche artiste donne di quel periodo, ha sfidato le convenzioni sociali e artistiche, creando opere che spesso presentavano donne in ruoli di forza e complessità emotiva. La National Gallery of Art, situata a Washington, DC, è una delle principali istituzioni museali degli Stati Uniti, con una collezione che include opere di artisti europei del XVII secolo.
Domande Frequenti
- Quando è stata realizzata la pittura “Mary Magdalene in ecstasy”? La tela è stata dipinta nei primi anni del 1620.
- Dove sarà esposta l’opera? Sarà esposta alla National Gallery of Art di Washington, DC.
- Qual è la data di apertura al pubblico? L’opera sarà disponibile al pubblico a partire dal 24 febbraio 2026.
- Il biglietto per la visita è a pagamento? No, l’ingresso è gratuito.
- Qual è la particolare caratteristica della rappresentazione di Mary Magdalene? La figura è mostrata in stato di estasi, non pentita né soffrente, secondo la curatrice Letizia Treves.
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