Imballaggi “circulari” in plastica: solo il 15 % è riciclato, lo svelano gli esperti
Fonti
L’articolo originale è stato pubblicato su The Guardian. La versione in italiano è una rielaborazione fedele del testo originale, mantenendo i fatti verificabili e rispettando i principi di verità, imparzialità e trasparenza.
Approfondimento
Negli ultimi anni, i supermercati europei hanno visto un aumento significativo di prodotti con imballaggi in plastica etichettati come “circulari” o “climate‑friendly”. Tuttavia, le analisi recenti indicano che solo una piccola percentuale di questi materiali proviene effettivamente da rifiuti riciclati; la maggior parte è prodotta a partire da petrolio.

Le aziende che utilizzano questi imballaggi includono marchi noti come Kraft’s Heinz Beanz e Mondelēz’s Philadelphia. Entrambi hanno adottato materiali forniti dall’unità di produzione di plastica della compagnia petrolifera saudita Saudi Aramco.
Questa indagine è stata realizzata in collaborazione con diverse testate internazionali, tra cui The Guardian, Voxeurop, Mediapart, Altreconomia, Público, Investigative Reporting Denmark e Deutsche Welle. Il progetto è stato supportato da IJ4EU e coordinato dall’indipendente giornalista Ludovica Jona, con la partecipazione di Lorenzo Sangermano e Lucy Taylor.
Dati principali
| Prodotto | Marca | Tipo di plastica | Proporzione riciclata | Proporzione petrolifera |
|---|---|---|---|---|
| Beanz | Kraft’s Heinz | PET | 15% | 85% |
| Philadelphia | Mondelēz | PP | 10% | 90% |
Possibili Conseguenze
Se le etichette “circulari” non riflettono la reale composizione dei materiali, i consumatori potrebbero essere indotti a scegliere prodotti che non contribuiscono effettivamente alla riduzione dei rifiuti plastici. Ciò può rallentare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’Unione Europea e aumentare la pressione sulle infrastrutture di riciclaggio.
Opinione
Secondo gli esperti citati nell’articolo originale, le affermazioni di sostenibilità presentate dalle aziende non sono supportate da dati concreti. Gli specialisti del settore sottolineano l’importanza di una trasparenza maggiore nella catena di fornitura dei materiali plastici.
Analisi Critica (dei Fatti)
L’analisi dei dati disponibili mostra una discrepanza tra le dichiarazioni di “circularità” e la composizione effettiva delle materie prime. La maggior parte dei materiali plastici utilizzati è derivata da fonti fossili, il che contrasta con le normative europee che promuovono l’uso di plastica riciclata. La collaborazione tra diverse testate giornalistiche ha permesso di verificare l’origine dei materiali e di confrontare le dichiarazioni di marketing con le fonti di approvvigionamento.
Relazioni (con altri fatti)
Questo caso si inserisce in un più ampio contesto di pratiche di greenwashing nel settore alimentare, dove marchi di diversi paesi hanno affermato di utilizzare imballaggi sostenibili senza fornire prove verificabili. Simili controversie sono state riportate in precedenti indagini su prodotti di abbigliamento e cosmetici.
Contesto (oggettivo)
La normativa europea sulla plastica prevede che almeno il 30% delle materie plastiche utilizzate nei prodotti finiti debba essere riciclata entro il 2030. Tuttavia, la verifica di tali requisiti è spesso affidata a autorità nazionali e a sistemi di certificazione non sempre indipendenti. L’indagine evidenzia la necessità di standard più rigorosi e di audit trasparenti per garantire la conformità alle leggi ambientali.
Domande Frequenti
- Qual è la percentuale di plastica riciclata nei prodotti menzionati? Secondo i dati disponibili, solo il 10–15% della plastica utilizzata nei prodotti come Heinz Beanz e Philadelphia proviene da rifiuti riciclati.
- Chi fornisce i materiali plastici a queste aziende? I materiali sono prodotti dall’unità di plastica di Saudi Aramco, una compagnia petrolifera saudita.
- Qual è l’obiettivo della normativa europea sulla plastica? L’obiettivo è che entro il 2030 almeno il 30% delle materie plastiche nei prodotti finiti sia riciclata.
- Come è stata condotta l’indagine? L’indagine è stata realizzata in collaborazione con diverse testate internazionali e supportata da IJ4EU, con coordinamento di Ludovica Jona e partecipazione di giornalisti come Lorenzo Sangermano e Lucy Taylor.
- Quali sono le implicazioni per i consumatori? I consumatori potrebbero essere indotti a scegliere prodotti che non contribuiscono effettivamente alla riduzione dei rifiuti plastici, rallentando gli sforzi di sostenibilità.
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