Hedera: debutto folk che intreccia influenze globali con un calore primaverile

Hedera: recensione dell’album di Jude Rogers

Hedera è un gruppo folk di cinque musiciste provenienti da Bristol, che si sono unite per creare un album di debutto che fonde influenze provenienti da tutto il mondo con un calore primaverile e luminoso.

Fonti

Fonte: The Guardian – “Hedera review: global influences entwine with nature on spring‑like debut”

Hedera: debutto folk che intreccia influenze globali con un calore primaverile

Approfondimento

Il gruppo, composto da Lulu Austin (violino), Maisie Brett (violino/viola), Beth Roberts (violino/basso), Tamsin Elliott (acordeone/harpa) e Isis Wolf‑Light (clarinetto), ha scelto il nome “Hedera” dal termine botanico latino per l’edera. L’album presenta 12 tracce che spaziano da influenze bulgariche a balinesi, dall’Irlanda alla Georgia, creando un’atmosfera avvolgente e ipnotica fin dal primo brano, “Sterretjie”.

Dati principali

Traccia Origine Strumenti principali
Sterretjie Afrikaans (tornatore costiero) Violino, clarinetto, acordeone
Mayflies in June Irlanda Violino, harpa
Sekar Jagat Balinese (fiore dell’universo) Harpa, corde pizzicate
Shen Khar Venakhi Georgiana (canto di 1.000 anni) Voce femminile, violino, violino/viola, basso, acordeone, harpa

Possibili Conseguenze

La fusione di stili musicali può ampliare l’appeal del gruppo a un pubblico internazionale, favorendo collaborazioni future con artisti di diverse tradizioni. L’uso di strumenti tradizionali e moderni potrebbe ispirare altri musicisti a esplorare combinazioni simili.

Opinione

Il lavoro di Hedera si distingue per la sua capacità di intrecciare influenze culturali diverse mantenendo un suono coerente e armonico. La scelta di strumenti e la struttura delle tracce mostrano una pianificazione attenta e un rispetto per le tradizioni musicali citate.

Analisi Critica (dei Fatti)

Il brano “Sterretjie” introduce subito un tema ipnotico grazie alla sequenza di violino, clarinetto e acordeone. La transizione di “Mayflies in June” da tonalità minore a maggiore, accompagnata dalla harpa, evidenzia la versatilità della band. L’uso di una melodia originariamente scritta per gamelan in “Sekar Jagat” dimostra una capacità di adattamento e reinterpretazione di forme musicali non occidentali.

Relazioni (con altri fatti)

Il lavoro di Tamsin Elliott è stato precedentemente riconosciuto nel suo album “So Far We Have Come” (2023), dove ha collaborato con l’oudista Tarek Elazhary. La presenza di “Shen Khar Venakhi”, un canto georgiano sopravvissuto alle purghe sovietiche, collega l’album a un contesto storico più ampio.

Contesto (oggettivo)

Il panorama musicale contemporaneo vede un crescente interesse per la musica etnica e per le collaborazioni transnazionali. Hedera si inserisce in questa tendenza, offrendo un prodotto che combina elementi tradizionali con una produzione moderna e accessibile.

Domande Frequenti

1. Quali strumenti principali utilizza Hedera?

Il gruppo impiega violino, viola, basso, acordeone, harpa e clarinetto.

2. Da dove trae ispirazione il brano “Sterretjie”?

Il titolo è un termine afrikaans che si riferisce al tordenatore costiero e significa anche “piccole stelle”.

3. Qual è l’origine della traccia “Sekar Jagat”?

È un termine balinese che significa “fiore dell’universo” e presenta una melodia originariamente scritta per gamelan.

4. Come si collega “Shen Khar Venakhi” alla storia georgiana?

È un canto georgiano di 1.000 anni che è sopravvissuto alle purghe sovietiche, unendo le voci delle cinque musiciste in un tessuto sonoro denso.

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