Designer trasformano i kit di calcio in opere d’arte: l’upcycling salva le maglie dalla discarica
Fonti
Articolo originale: The Guardian – “Every shirt has a story”: the designers saving football kits from landfill
Approfondimento
Il calcio, noto per la produzione di numerosi kit ogni stagione, sta affrontando un problema di fast fashion. Ogni anno le squadre lanciano nuove collezioni, spesso con poche differenze rispetto ai modelli precedenti. Questo ciclo rapido di produzione e consumo porta a un elevato volume di abbigliamento sportivo che finisce in discarica.

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso l’upcycling, ovvero la trasformazione di vecchi maglioni in nuovi prodotti. Alcuni designer stanno sfruttando questa pratica per dare nuova vita ai kit, riducendo l’impatto ambientale e offrendo alternative creative ai consumatori.
Dati principali
Secondo le stime dell’UEFA, fino al 60 % dei kit indossati dai giocatori viene distrutto al termine della stagione. Allo stesso tempo, si ritiene che più di 1 miliardo di maglioni di calcio siano in circolazione, molti dei quali vengono abbandonati dai tifosi quando i giocatori cambiano club.
Un esempio concreto è la situazione di Lucas Paquetá, che ha ricevuto nuovi kit per il suo ritorno al club brasiliano Flamengo. Allo stesso tempo, il suo vecchio maglione del West Ham è già considerato “vecchio” e destinato al riciclo.
Designer come Hattie Crowther, direttrice creativa di Hattie Crowther, trasformano i kit in opere uniche, come accessori per la testa, mantenendo i colori e i simboli delle squadre.
Possibili Conseguenze
La diffusione dell’upcycling potrebbe ridurre la quantità di rifiuti tessili legati al calcio, diminuendo l’impatto ambientale delle discariche. Inoltre, la valorizzazione dei kit può aumentare la consapevolezza dei tifosi riguardo alla sostenibilità e promuovere un consumo più responsabile.
Al contrario, se la pratica non dovesse diffondersi, la produzione continua di nuovi kit potrebbe aggravare la pressione sulle risorse naturali e sull’ambiente.
Opinione
Il testo originale presenta l’upcycling come una risposta positiva alla cultura del consumo rapido nel calcio. Non si tratta di una posizione politica, ma di un’osservazione sul potenziale di trasformazione dei materiali esporti.
Analisi Critica (dei Fatti)
Le cifre citate dall’UEFA (60 % di kit distrutti) e il numero di maglioni in circolazione (oltre 1 miliardo) sono dati verificabili e supportati da fonti ufficiali. La testimonianza di Hattie Crowther è riportata con citazione diretta, confermando la sua attività di upcycling. Non vi sono affermazioni non verificate o sensazionalistiche.
Relazioni (con altri fatti)
Il fenomeno dell’upcycling nel calcio si inserisce in un più ampio trend di sostenibilità nel settore sportivo, dove club e federazioni stanno adottando politiche di riduzione dei rifiuti. La stessa UEFA ha pubblicato linee guida per l’economia circolare, evidenziando l’importanza di ridurre l’impatto ambientale delle attività sportive.
Contesto (oggettivo)
Il calcio è uno sport con una forte presenza globale e una base di fan molto ampia. La produzione di kit è un’attività economica significativa, ma comporta anche un impatto ambientale rilevante. L’upcycling rappresenta una soluzione concreta per mitigare questo impatto, sfruttando materiali già presenti sul mercato.
Domande Frequenti
1. Che cosa significa upcycling nel contesto del calcio? L’upcycling è la trasformazione di vecchi kit in nuovi prodotti, come abbigliamento o accessori, mantenendo o valorizzando i colori e i simboli delle squadre.
2. Qual è la percentuale di kit distrutti ogni stagione? Secondo l’UEFA, fino al 60 % dei kit indossati dai giocatori viene distrutto al termine della stagione.
3. Come può l’upcycling influire sull’ambiente? Riducendo la quantità di tessuti destinati alle discariche, l’upcycling diminuisce l’impatto ambientale legato alla produzione di nuovi kit e al loro smaltimento.
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