Durutti Column: il primo album in crisi, tra depressione, Tony Wilson e Martin Hannett
Fonti
L’articolo originale è stato pubblicato su The Guardian.
Approfondimento
Il primo album della Durutti Column, pubblicato nel 1980, è stato prodotto in circostanze particolarmente difficili. La band, dal nome omonimo, si era appena sciolta prima della registrazione. Il chitarrista Vini Reilly, afflitto da una grave depressione, era quasi impossibilitato a lasciare la casa. Nel 1979 sono state fatte dodici tentativi di farlo partecipare alle sessioni.

Il fondatore di Factory Records, Tony Wilson, intervenne acquistandogli una nuova chitarra e suggerendogli di provare a registrare in studio con il produttore Martin Hannett, noto per il suo approccio sperimentale. Tuttavia, Hannett si concentrò maggiormente sull’uso di apparecchiature elettroniche all’avanguardia, trascurando Reilly. Il chitarrista, frustrato, lasciò il set con la frase “I’m fucking sick of this” e non tornò più.
Reilly, non consapevole di aver realizzato un album, fu “mortificato” quando ricevette il prodotto finito e lo trovò “assolutamente odiato”. Nonostante ciò, credeva che l’opera non avrebbe mai raggiunto un pubblico più ampio.
Il suono dell’album, diverso dal lavoro post‑punk più laborioso che la band aveva contribuito al compilation EP A Factory Sample del 1979, fu paragonato dalla stampa musicale a quello dell’etichetta tedesca ECM. La chitarra di Reilly venne anche confrontata con quella di Mike Oldfield e con la voce di Jerry Garcia dei Grateful Dead, sebbene questi artisti non fossero particolarmente riconosciuti nel panorama post‑punk del 1980. Una recensione positiva del NME descrisse l’album come “hippy noodling”.
Dati principali
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Anno di pubblicazione | 1980 |
| Produttore | Martin Hannett |
| Band coinvolta | Durutti Column |
| Chitarrista principale | Vini Reilly |
| Problema principale | Depressione di Reilly e difficoltà di registrazione |
| Reazione di Reilly all’album | Disprezzo e rifiuto |
| Confronti mediatici | ECM, Mike Oldfield, Jerry Garcia |
| Recensione NME | “Hippy noodling” |
Possibili Conseguenze
La difficoltà nella produzione e la successiva insoddisfazione di Reilly hanno probabilmente limitato la diffusione commerciale dell’album. La mancanza di un collegamento con il materiale precedente della band ha potuto confondere i fan e i critici, riducendo l’impatto immediato sul mercato post‑punk. Tuttavia, la qualità sperimentale e l’originalità hanno contribuito a consolidare la reputazione della Durutti Column come progetto di nicchia, influenzando successivi artisti interessati alla fusione di musica elettronica e post‑punk.
Opinione
Il testo originale presenta un tono sensazionalistico e polarizzante. Una revisione più equilibrata dovrebbe concentrarsi sui fatti verificabili, evitando giudizi di valore e confronti non pertinenti. La descrizione delle difficoltà di Reilly e delle decisioni di Wilson e Hannett è rilevante, ma la comparazione con artisti di generi diversi può creare confusione se non contestualizzata.
Analisi Critica (dei Fatti)
Le informazioni riportate riguardano eventi documentati: la rottura della band, i tentativi di coinvolgere Reilly, l’intervento di Tony Wilson, la produzione con Martin Hannett e la reazione di Reilly all’album. Non vi sono affermazioni non verificabili. Tuttavia, la citazione di “hippy noodling” è un giudizio soggettivo del NME e dovrebbe essere presentata come opinione di un singolo critico, non come fatto oggettivo.
Relazioni (con altri fatti)
Il caso della Durutti Column si inserisce nel più ampio contesto delle difficoltà di produzione che caratterizzavano molti progetti indipendenti degli anni ’80. La collaborazione con Martin Hannett, noto per il suo lavoro con Joy Division, è un esempio di come i produttori cercassero di spingere i confini del suono post‑punk. La comparazione con ECM riflette la tendenza dei critici a cercare analogie tra generi diversi per descrivere suoni innovativi.
Contesto (oggettivo)
Nel 1980, il panorama musicale britannico era dominato dal post‑punk e dal nascente new wave. Factory Records, con la sua filosofia di indipendenza artistica, era un punto di riferimento per molte band emergenti. Martin Hannett, con il suo approccio sperimentale, aveva già lasciato un’impronta significativa su altri artisti. La Durutti Column, pur non raggiungendo un grande successo commerciale, è riconosciuta per la sua influenza sullo sviluppo di suoni minimalisti e atmosferici.
Domande Frequenti
1. Perché Vini Reilly non ha partecipato alle registrazioni? Reilly soffriva di depressione e, secondo le testimonianze, era quasi impossibilitato a lasciare la casa. Nonostante gli sforzi di Tony Wilson, non riuscì a completare le sessioni.
2. Qual è stato il ruolo di Martin Hannett nella produzione? Hannett si concentrò sull’uso di apparecchiature elettroniche all’avanguardia, trascurando in parte la partecipazione di Reilly, il che portò a una frustrazione da parte del chitarrista.
3. Come è stato accolto l’album dalla critica? La recensione del NME lo descrisse come “hippy noodling”, mentre altri critici lo confrontarono con suoni di ECM e con la chitarra di Mike Oldfield. Tuttavia, Reilly stesso lo considerava “assolutamente odiato”.
4. Qual è la differenza tra questo album e il lavoro precedente della band? L’album del 1980 non aveva alcuna relazione con il materiale più laborioso del 1979, come l’EP A Factory Sample, e presentava un approccio più sperimentale e minimalista.
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