Giordania rivela il primo cimitero di massa della peste giustiniana

Cimitero di massa in Giordania illumina la più antica pandemia registrata al mondo

Un team di ricerca guidato dagli Stati Uniti ha confermato l’esistenza del primo cimitero di massa mediterraneo associato alla più antica pandemia documentata, la peste giustiniana. L’analisi fornisce nuovi dettagli sulla crisi che decimò milioni di persone nell’impero bizantino tra il VI e l’VIII secolo.

I risultati, pubblicati a febbraio nel Journal of Archaeological Science, offrono una rara finestra empirica sulla mobilità, la vita urbana e la vulnerabilità dei cittadini colpiti dalla pestilenza.

Giordania rivela il primo cimitero di massa della peste giustiniana

Fonti

Articolo originale: The Guardian – “Plague of Justinian pandemic”

Approfondimento

La ricerca si è concentrata su un sito archeologico giordano dove sono state rinvenute numerose ossa umane. L’analisi di DNA e di marcatori di patogeni ha confermato la presenza di Yersinia pestis, lo stesso batterio responsabile della peste giustiniana. Il sito rappresenta la prima testimonianza diretta di un cimitero di massa in un contesto mediterraneo, offrendo così una prospettiva concreta sulla diffusione della malattia.

Dati principali

Periodo Luogo Evento
VI–VIII secolo Giordania (Mediterraneo) Cimitero di massa associato alla peste giustiniana
Febbraio 2026 Journal of Archaeological Science Pubblicazione dei risultati della ricerca

Possibili Conseguenze

La conferma di un cimitero di massa in Giordania suggerisce che la peste giustiniana si è diffusa più ampiamente del previsto, colpendo anche le regioni del Medio Oriente. Ciò implica una revisione delle dinamiche di mobilità e delle reti commerciali dell’epoca, con potenziali ripercussioni sulla comprensione delle interazioni culturali e economiche tra l’impero bizantino e le aree circostanti.

Opinione

L’articolo originale non espone opinioni personali, ma si limita a riportare i risultati scientifici e le conclusioni dei ricercatori.

Analisi Critica (dei Fatti)

La validità delle conclusioni si basa su metodologie archeologiche consolidate: datazione al radiocarbonio, analisi del DNA e identificazione di marcatori patogeni. La presenza di Yersinia pestis è stata confermata da più campioni, riducendo la possibilità di contaminazione. Tuttavia, la quantità di individui recuperati è limitata, quindi le stime sull’impatto demografico rimangono approssimative.

Relazioni (con altri fatti)

La peste giustiniana è spesso paragonata alla peste nera del XIV secolo e alla pandemia di influenza spagnola del XX secolo. Come queste crisi, ha avuto effetti devastanti sulla popolazione, sull’economia e sulla struttura sociale, ma la sua diffusione in un contesto mediterraneo è stata meno documentata fino a questo studio.

Contesto (oggettivo)

L’impero bizantino, con capitale a Costantinopoli, era un centro di scambi commerciali e culturali. La peste giustiniana, scoppiata nel 541 d.C., si diffuse rapidamente lungo le rotte commerciali, causando la morte di un numero stimato di milioni di persone. La ricerca giordana fornisce una prova tangibile della presenza della malattia in una regione strategica del Mediterraneo.

Domande Frequenti

1. Che cosa è la peste giustiniana? La peste giustiniana è una pandemia causata dal batterio Yersinia pestis che si è verificata tra il VI e l’VIII secolo nell’impero bizantino, decimando milioni di persone.

2. Dove è stato scoperto il cimitero di massa? Il cimitero è stato individuato in Giordania, in una zona mediterranea, e rappresenta la prima testimonianza diretta di una massa di vittime della peste giustiniana.

3. Come è stato confermato l’identità del patogeno? Attraverso l’analisi del DNA e di marcatori patogeni presenti nelle ossa, i ricercatori hanno identificato Yersinia pestis come causa della malattia.

4. Qual è l’importanza di questo ritrovamento? Fornisce una prova concreta della diffusione della peste giustiniana in una regione strategica del Mediterraneo, contribuendo a comprendere meglio le dinamiche di mobilità e vulnerabilità dell’epoca.

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